Spiritual, canto religioso afro-americano, ad una o più voci, frutto musicale dell’incontro con il cristianesimo degli schiavi deportati dall'Africa, realizzato nelle chiese (unico luogo di riunione e scambio sociale) probabilmente a partire dagli ultimi anni del secolo XVIII.
Fonde elementi melodici del canto liturgico europeo con altri di sopravvivenza africana, quali i moduli ritmici e lo schema di canto domanda-risposta fra voce solista e coro.
I testi, di ispirazione biblica, adombrano le difficoltà e le frustrazioni della vita quotidiana degli schiavi neri, ma esprimono spesso anche una speranza di liberazione e di riscatto.

Moderna evoluzione dello spiritual è il "gospel", caratterizzato da metri brevi e da notevole vivacità ritmica: entrambi si collocano alle radici della cultura nera d'America e vengono fusi successivamente nel blues e nel jazz.

 
 

Da: La nuova enciclopedia della musica, Garzanti.

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Agosto 1619:

una nave olandese approda sulla costa della Virginia per vendere il suo carico; tra la merce in vendita, una ventina di giovani africani. Un episodio che potrebbe ben rappresentare l'inizio di un fenomeno che per anni ha fatto parte della normalità nella società nordamericana: la deportazione e il mantenimento in stato di schiavitù di circa 11 milioni di persone.

Gli schiavi africani erano “normalmente” ritenuti esseri inferiori, senza diritti, destinati ad una vita di servitù e lavoro, senza prospettive di libera scelta; in questa situazione apparentemente senza sbocco, la fede in Cristo, tollerata dalla classe padronale, rappresentò una via di speranza, di certezza di riscatto e di un futuro migliore e trovò espressione sincera e profonda attraverso una forma musicale: il canto spiritual.

Gli spirituals erano espressione di spiritualità e devozione (Give me that old time religion - Lord, I want to be a Christian in my heart), ma permettevano allo stesso tempo agli schiavi di esternare il proprio desiderio di libertà (Oh, freedom!).
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Sia che risuonassero improvvisamente in un campo polveroso, sia che venissero cantati a mezza voce nell'oscurità della notte, stavano a significare che era venuto il momento, che il tempo del riscatto era vicino, che per tutti un posto era preparato nella casa celeste del Signore (Ride the chariot - When the Saints go marchin’in - Heave’n! Heave’n! - My Lord, what a morning! - In that great getting-up morning).

Il testo della maggior parte degli spirituals riprende e racconta episodi delle sacre scritture: le vicende di Mosè, Giosuè, i profeti; i miracoli di Gesù, la terra promessa, la vita futura nei cieli, la sacralità del fiume Giordano.
L'immagine del fiume è ricorrente in molti spirituals (Down to the river to pray - Dow by the riverside - Roll Jordan, roll - Deep river) ed è un’immagine di libertà: al di là dal fiume c’è la vita e la gioia. Attraverso questa metafora, nei canti si esprimeva il desiderio di attraversare un altro fiume, il fiume Ohio, che rappresentava il confine con gli stati del nord, dove era forse possibile ricominciare una vita libera e dignitosa.


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Il "Dio liberatore" è un’altro dei temi ricorrenti nel canto spiritual. E’ Lui che tiene in mano il mondo, la sua storia, i suoi destini. E’ Lui che ha liberato dalla schiavitù un intero popolo, guidando Israele fuori dall’Egitto. Lui avrebbe liberato gli oppressi dai ceppi della schiavitù umana e gli schiavi sapevano che Dio avrebbe mantenuto fede alla sua promessa.
Cantare la vicenda di Mosè alla guida del suo popolo verso la terra promessa (Go down, Moses! - Wade in the water) era un atto di fede nella giustizia di Dio.

Gesù Cristo, sceso tra gli uomini e che da uomo ha vissuto e sofferto, diventa per lo schiavo un punto fermo; lo spiritual, e la religione che lo esprime, celebrando Colui che ha sconfitto la morte, è una consolazione che aiuta a vivere e sperare (Nobody knows - Sometimes I feel like a motherless child).

 

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Tra i vari momenti della vita di Gesù, quello dominante negli spirituals è certamente il momento della passione. La croce è un simbolo particolarmente significativo per lo schiavo: egli sa cosa vuole dire essere frustato, deriso ed umiliato e, a maggior regione, rimane tremante di fronte all’immagine del Cristo crocefisso. Il cammino della vita diventa il cammino verso la Pasqua con Cristo (Were you there? - He never said a mumbling word - Let us break bread together).

E la morte di Gesù sulla croce non è vista come l’ora terribile in cui ogni speranza viene meno, perché Gesù resuscitò e sconfisse la morte. Quello della morte è percepito come il momento del passaggio, del viaggio tanto agognato verso la casa del Padre; così anche il canto che accompagna questo viaggio estremo è colmo di serenità, di gioia per la certezza di un futuro di pace (Swing low, sweet chariot - King Jesus is a-listenin’ - Kumbaya - This world is not my home - Now let my fly).

 

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L’espressione religiosa cristiana della comunità afro-americana attraverso il canto spiritual è tipicamente allegra, rumorosa, spontanea; così il racconto di un’anziana schiava, raccolto da un giornalista agli inizi del ‘900:

“Noi, si era soliti fare le canzoni sotto l'impulso del momento, dopo che avevamo superato il combattimento con lo Spirito, ma le melodie erano state portate dall'Africa dai nostri nonni.
Le chiamavamo spirituals, perchè lo Spirito Santo ce le aveva rivelate; alcuni ci dicevano che il Signore Gesù le aveva insegnate.
Il Signore era solito venire splendente attraverso le pagine delle scritture lette dal nostro Pastore e in quel momento io saltavo, e urlavo, e gridavo e cantavo e battevo le mani, e tutti cantavano e questo diventava uno spiritual”
(Walk together, children - I'm gonna sing - Every time I feel the Spirit).

C’è un messaggio di speranza intrinseco nel canto spiritual: è attraverso l’amore di Dio che l’umanità può vincere ogni sofferenza e arrivare alla salvezza (Amazing grace - Oh, happy day! - Give me Jesus - Rocks, don’t you fall on me!).

ti basta?